Moda e meraviglia: quando tutto è straordinario, niente lo è più

Moda e meraviglia: quando tutto è straordinario, niente lo è più

Viviamo un’epoca in cui l’eccezionale è diventato lo standard.
Ogni stagione, ogni show, ogni lancio si rincorre in una corsa all’eccesso:
palazzi storici, scenografie monumentali, ospiti da red carpet e produzioni da cinema.

Ci siamo abituati a vedere tutto, subito, ovunque.

E ci emozioniamo ancora, certo.

Ma ci emozioniamo per lo show o per la collezione?

Spettacolarizzazione e sovrastimolo: a che prezzo?

L’interrogativo nasce spontaneo, soprattutto oggi.
Anche i più grandi direttori creativi iniziano a confessare il rischio burnout.

Perché mantenere alto il livello della meraviglia, stagione dopo stagione, non è più solo una sfida creativa: è diventata una pressione commerciale, comunicativa, visiva.

Il risultato? Un sistema in cui lo stupore è costante, e per questo sempre più anestetizzato.

La nuova normalità è lo straordinario

Se ogni sfilata è un evento da copertina, se ogni lancio è un’esperienza immersiva, se ogni abito è Pensato per il red carpet ancor prima di sfilare, allora l’effetto meraviglia si svuota di senso.

Ci si abitua anche allo stupore.

E mentre i riflettori si accendono su chi c’era, su cosa ha indossato, su quante visualizzazioni ha generato un momento,  il cuore della moda — la collezione — rischia di passare in secondo piano.

Soprattutto se è presentata con sobrietà, in modo misurato, consapevole.

Chi paga il prezzo? I brand emergenti

Nel rumore costante dell’industria, le voci più autentiche fanno più fatica a farsi sentire.

I brand indipendenti, come ddLab, che scelgono una comunicazione più silenziosa, che lavorano per creare prodotti pensati per durare, che parlano di contenuti… si trovano spesso fuori dal circuito della visibilità immediata.

Non perché le collezioni siano meno valide — tutt’altro. Ma perché oggi il sistema premia lo straordinario come regola, anche quando non c’è più nulla di straordinario da dire.

Un nuovo paradigma è possibile

E allora ci chiediamo: è possibile immaginare un futuro della moda più sobrio, più sostenibile, più centrato sul valore e non sull’effetto?

Noi crediamo di sì.

Vogliamo continuare a lavorare in quella direzione: dove il prodotto è pensato con cura, dove ogni scelta è fatta con intenzione, dove il racconto è autentico, e non urlato.

Perché la vera meraviglia, forse,  non è quella che abbaglia.

È quella che resta.

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