I lati oscuri della moda: OLTRE il fast fashion
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Quando si parla di lati oscuri della moda, si pensa quasi sempre al fast fashion.
È comprensibile: produzione veloce, capi a basso costo, sfruttamento del lavoro e materiali scadenti sono ormai noti a molti.
Ma ridurre le criticità del settore solo a questo è un errore.
Perché la verità è che il problema è molto più profondo.
E riguarda anche ciò che viene venduto come lusso o come artigianale.

Questa è una riflessione sincera su un mondo che appare leggero, brillante, sognante.
Ma che, dietro le copertine patinate, nasconde spesso tutt’altro: ritmi insostenibili, scelte superficiali e mancanza di rispetto — per le persone, per i materiali, per la bellezza vera.
Il fast fashion è solo la punta dell’iceberg
Non fraintendiamoci: il fast fashion è — e resta — un problema enorme.
Non solo per la velocità con cui produce, ma anche per:
- la bassa qualità dei materiali
- la tossicità di alcune tinture
-
la scarsa cura nelle finiture
Il risultato?
Abiti che non durano, che possono causare allergie o irritazioni, che spesso non servono davvero a chi li compra.
Una sovrapproduzione continua di “cose che non ci servono”.

Anche il lusso ha le sue ombre
Senza fare nomi, è importante dire una verità scomoda: anche nel lusso — o in ciò che viene venduto come tale — si replicano gli stessi meccanismi del fast fashion.
Tempi strettissimi.
Pressioni continue.
Poco rispetto per i professionisti.
Il fast fashion, paradossalmente, è diventato una distrazione utile.
Un capro espiatorio perfetto per non guardare cosa accade nei piani alti del sistema moda.

Il sistema moda non è solo glamour: è anche burnout
Vi siete mai chiesti perché chi lavora nella moda appare spesso stanco, teso, nervoso?
Non è solo “stress da sfilata”.
Spesso si lavora con orari folli, ritmi insostenibili, richieste irrealistiche.
Si lavora per apparire, non per creare.
E c’è un sottobosco fatto di improvvisazione:
designer senza formazione, richieste illogiche, superficialità mascherata da creatività.
Un esempio reale?
Quando ti chiedono l’effetto seta… ma con il popeline.
Chi ha studiato sa che è impossibile. Ma chi non ha competenze lo pretende comunque.
E spesso sono proprio queste persone a ricevere attenzione.
Mentre chi ha passione, studio e competenza lavora nel silenzio.

Chi fa moda davvero: studio, mani, tecnica
Per fortuna, c’è ancora chi fa moda con amore.
I sarti. Gli artigiani. Gli stilisti che non cercano visibilità, ma tempo per creare bene.
Come diceva un mio professore:
“Sarete stilisti solo quando riuscirete a realizzare cose belle e indossabili.”
Per farlo servono anni.
Servono le mani.
Serve la tecnica, la modellistica, la confezione.
Tutto ciò che non si vede, ma che rende un capo davvero bello, comodo e duraturo.

Perché è nato ddLab
ddLab Milano nasce da una presa di coscienza.
Sentivo il bisogno di allontanarmi da un mondo che non mi somigliava più.
Volevo creare qualcosa di diverso:
- un laboratorio dove il tempo avesse valore
- dove i capi fossero pensati con cura e coerenza
-
dove la moda fosse gentile
Per questo parlo di una collezione in continua evoluzione.
Ogni capo nasce da studio, sperimentazione, scelta di materiali che abbiano senso — per la pelle, per il corpo, per l’ambiente.
Non corriamo. Camminiamo.
E lo facciamo con consapevolezza, ogni giorno.

Moda consapevole: la nostra alternativa
Parlare dei lati oscuri della moda non vuol dire solo denunciare.
Vuol dire anche immaginare un’alternativa concreta.
Una moda fatta di:
- qualità
- lentezza
-
trasparenza
Una moda che non insegue il “nuovo”, ma sceglie il “giusto”.
Che non rincorre il clamore, ma resta salda nei suoi valori.
Forse il futuro della moda è proprio questo: tornare all’essenza. Alla bellezza che non ha bisogno di stupire, ma solo di durare.
Se anche tu credi in una moda diversa, ti invito a scoprirla dal vivo.
Vieni a trovarci in atelier o lasciati ispirare dalle nostre collezioni: pensate con cura, costruite per restare.